Romagna mia

Tempio malatestiano

Una vacanza in Romagna può essere una scoperta inaspettata. Basta guardare oltre le file di ombrelloni, i fritti di paranza, e le notti “bianche”.

Quando ero bambino andare in vacanza in campeggio in Romagna era una festa. Un appuntamento con gli amici della “stessa spiaggia, stesso mare” ma anche dello stesso campeggio. Erano estati indimenticabili, dove il massimo della trasgressione era il Cornetto Algida sulla spiaggia a mezzanotte tenendo la mano alla ragazzina che ti aveva rubato il cuore. Poi è successo qualcosa, mentre la nostra smania di esplorare i campeggi di Jugoslavia, Grecia, Spagna, Francia e verso mete sempre più esotiche, la Riviera Romagnola si trasformava in un gigantesco divertimentificio. Una Disneyland perfetta, che in estate non dorme mai. Ci riproviamo? Può valerne la pena. Se racconto a mio figlio come mi divertivo alla sua età mi guarda con aria di compatimento. Nel distretto del divertimento sembra trovarsi perfettamente a suo agio. Anche l’animazione dei campeggi (che a un vecchio campeggiatore del mio stampo fa inorridire) sembra essere apprezzata almeno quanto la copertura Wi-Fi. È il momento perfetto per girare le spalle alla riviera, lasciare che i ragazzi organizzino le loro giornate/nottate da soli e dedicarci a esplorare quello che ho sempre trascurato. L’entroterra. Scopro così un mondo meraviglioso, In un’ora di auto dal campeggio posso raggiungere un’infinità di luoghi deliziosi. E perfino le trattorie di un tempo, dove chi serve al tavolo parla addirittura con marcato accento romagnolo e ci scappa pure qualche frase in dialetto… Romagna mia, non hai tradito nemmeno questa volta.

Rimini val bene una sosta

Grand Hotel Rimini
Grand Hotel Rimini

Anche la “capitale” della Riviera Romagnola, Rimini, ha parecchio da offrire al viaggiatore curioso che vuol vedere oltre la coppa gelato che sta gustando e non parlo delle generose vedute offerte dalle bellissime mogli della nuova borghesia russa negli ultimi anni riversatasi in questa località per vacanze all’insegna degli eccessi. Partendo dallo sbocco del porto canale, lasciamo la sabbia e raggiungiamo un mito di questa città, il Grand Hotel, aperto nel 1908: gli appassionati di cinema di tutto il mondo lo hanno visto nel capolavoro di Federico Fellini, Amarcord. Attraverso le cancellate Titta (così il regista riminese si rapppresenta da giovane) e i suoi compagni, usciti come lui dal quartiere popolare di San Giuliano, sbirciano la vita inavvicinabile dei principi di Casa Savoia e delle loro grandi dame coperte di gioielli. Per trovare la città delle origini – che risale a una protostoria fatta di etruschi, umbri, celti e non solo – tagliamo verso l’interno e puntiamo sul cuore del centro storico, che è il volto ammodernato di quella che era la città medievale, che ricalcava a sua volta la rete viaria della romana Ariminus,. Percorriamo la strada lungo l’argine destro del fiume Marecchia fino al Ponte di Tiberio uno dei ponti romani meglio costruiti e

Rimini ponte di Tiberio
Rimini ponte di Tiberio

conservati al mondo. Rimini conobbe un periodo di vero splendore al tempo dell’impero romano: in Piazza Ferrari ci sono gli scavi della Domus del Chirurgo, risale al secondo secolo dopo Cristo e ha restituito bellissimi mosaici e affreschi, nonché il più ricco corredo conosciuto di strumenti chirurgici dell’antichità. Poco rimane invece del teatro e dell’anfiteatro: l’arena dell’anfiteatro era una delle più grandi del mondo antico. Ben conservato e di eccezionale importanza storica è l’Arco di Augusto, il più antico arco romano giunto fino a noi. Fu eretto nel 27 avanti Cristo per celebrare il restauro della Via Flaminia che collegava Rimini a Roma. Nel Medioevo Rimini è libero comune e ne troviamo testimonianza nell’attuali piazza Cavour (detta anche della Fontana) con il Palazzo dell’Arengo e quello del Podestà, sedi del potere politico. Ma è agli albori del Rinascimento, sotto la signoria della famiglia Malatesta, che la città diventa uno dei più brillanti centri culturali d’Italia. Il grande Giotto viene a lavorare qui e dà avvio a una vivace scuola di pittura. Il tempio, che oggi è la cattedrale della Città, è il rifacimento realizzato a metà Quattrocento (su progetto di Leon Battista Alberti) di un’antica chiesa gotica. Il Tempio è considerato il più importante monumento della città.

Ravenna, scrigno di tesori

Basilica S. Apollinare Nuovo
Basilica S. Apollinare Nuovo

Una giornata, anche alzandosi di buon mattino davvero non basta per ammirare tutto quanto Ravenna può offrire. Parliamo di una città che è stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Gli scambi con Bisanzio erano intensi: dalla politica alla cultura ed è proprio grazie a quelle influenze se oggi in città l’Unesco tutela come Patrimonio dell’Umanità un numero impressionate di siti che ospitano mosaici maestosi e dalla bellezza unica. Scene di vita religiosa che ci parlano di culto ariano e ortodosso, di paleocristiani, di re che fecero di Ravenna la capitale di quello che restava dell’impero romano. Oggi vedere quella esplosione di colori lucenti, quelle tecniche sopraffine ci lasciano addosso l’impressione dell’ultimo atto dello splendore di un epoca. Prima che il medioevo coprisse tutto con la sua severità. Nel raggio di poche centinaia di metri ci sono sette siti patrimonio dell’Umanità per l’Unesco, ma le cose da vedere sono molte di più.
La Domus dei Tappeti di Pietra è la pavimentazione di una villa romana rinvenuta in pieno centro nel sottosuolo durante dei lavori di scavo edilizio. Vi hanno costruito un moderno museo con al centro la maestosa pavimentazione. Vi si accede da via Barbiani, entrando nella chiesa di sant’Eufemia.
A poche decine di metri, attraversata Via Cavour, entrare nella Basilica di San Vitale e restare con lo sguardo appeso al soffitto dell’abside è una cosa sola. La straordinaria bellezza dell’arte bizantina cattura e commuove anche i visitatori meno sensibili.
Usciamo sul cortile e raggiungiamo l’attiguo mausoleo di Galla Placidia colta e raffinata imperatrice sorella di Onorio. Da fuori è una piccola costruzione in mattone pieno della metà del 400 dC, varcata la soglia altro incanto: una stellata su un cielo blu notte.
Raggiunta Piazza del Duomo è d’obbligo la visita al museo Arcivescovile, al cui interno oltre alle opere su paramenti ecclesiastici ci sono, ancora una volta deliziosi mosaici. Decorano la Cappella di Sant’Andrea. Qui da secoli i vescovi si raccolgono in preghiera.
Lasciato il museo, in pochi metri siamo all’ingresso del battistero Neoniano. All’interno meravigliosi marmi, stucchi e naturalmente mosaici con influenze greche e romane con i temi iconografici cari al rito ortodosso.
Attraversiamo il centro verso Via di Roma per visitare la Basilica S. Apollinare Nuovo. Lungo la strada facciamo una sosta alla tomba di Dante Alighieri (lo sapevate che è sepolto a Ravenna e non a Firenze?). La basilica fu fatta costruire da Teodorico accanto al suo palazzo per celebrare il culto ariano e può essere considerata la più importante chiesa di questa dottrina. Una parte del mosaico di Teodorico è stato sostituito da Giustiniano (per intenderci quello che fece costruire la basilica di Santa Sofia in quella che oggi è Istanbul). Quello che ammiriamo oggi è un mix delle volontà dei due imperatori e che rappresentano il più grande ciclo monumentale del Nuovo Testamento e tra quelli a mosaico il più antico ancora esistente. A pochi metri dalla basilica le rovine del palazzo di Teodorico.
Il mausoleo di re Teodorico è tra gli edifici simbolo di Ravenna, anche se per certi versi meno spettacolare. L’edificio che Teodorico volle come sua dimora definitiva è completamente spoglio, la sua grandezza e importanza è nell’architettura, raffinata e frutto delle conoscenze e gusti artistici del re. Ci sono edifici simili in Siria e in altre parti di quello che era l’Impero d’Oriente. È realizzato a secco con blocchi perfettamente incastrati tra loro. Una unicità monumentale immersa nel verde di un parco dove finalmente potremo tirare il fiato all’ombra dei suoi alberi.

Pennabili e la Val Marecchia

È ora inoltriamoci verso i colli , verso l’ Alta Valmarecchia. Il paesaggio è caratterizzato da enormi speroni di roccia che emergono dalla superficie e da borghi e rocche isolate che si arrampicano sui rilievi. È una sorta di poesia che incanta e che fa venir voglia di tornare o fermarsi, e che ha indotto, nei secoli, artisti e poeti a trasferirsi nella zona, tra questi Tonino Guerra che a Pennabilli ha lasciato la sua eredità artistica.
La prima tappa è Petrella Guidi, un piccolo borgo che ha origini antichissime: è uno dei luoghi più suggestivi dell’Alta Valmarecchia. Il piccolo centro, conserva ancora intatto l’aspetto urbanistico di un villaggio fortificato medievale. Vi si accede da una arco in pietra bianca che interrompe la cinta muraria. Passeggiare per le stradine strette, tra case arroccate ed irregolari, scalinate in pietra, dettagli curiosi e panorami mozzafiato è un’esperienza unica. Si sale verso la torre, un bastione di guardia e dalla sommità di Petrella Guidi si può godere di una panorama a tuttotondo che spazia dalla costa adriatica fino ai monti dell’Appennino Toscano.
Da Petrella Guidi scendendo di nuovo a valle si attraversa il fiume Marecchia e si prosegue fino a Pennabilli. La cittadina si sviluppa tutt’intorno ad uno sperone di roccia. La visita a Pennabilli corre su due binari paralleli: da un lato, il centro storico con le sue testimonianze storiche ed artistiche, dall’altro, il percorso dedicato a Tonino Guerra ed alle sue istallazioni sorprendenti con cui ha arricchito, negli anni, la cittadina. “I luoghi dell’anima” è un museo diffuso che si snoda per le vie del borgo: le opere, poetiche e colorate, sono infatti disseminate nel centro storico, in cortili, palazzi e vicoli. Oltre al percorso dedicato a Tonino Guerra, sono altri i motivi per visitare la cittadina.
Molto interessante è il Museo del Calcolo Mateureka (sulla piazza principale): quattro piani colmi di strumenti idee, tutto in qualche modo collegato alla storia del calcolo, della matematica e dell’informatica.
Scendendo da Pennabilli di nuovo sulla Statale Marecchiese, si prosegue in direzione Sansepolcro e si incrocia, in prossimità di Molino di Bascio, sulla sinistra il bivio per la frazione Bascio. La strada panoramica che sale tra i boschi conduce ad un piccolo borgo, silenzioso e curato, dal quale si sale a piedi fino alla Torre, collocata sulla sommità. Tonino Guerra, affascinato da questo luogo, ha ideato un allestimento permanente: Il Giardino Pietrificato. Si tratta di sette tappeti di ceramica, dedicati a sette personaggi in qualche modo entrati in contatto con la valle.
Da Bascio si torna di nuovo sulla Statale Marecchiese e questa volta si supera Pennabilli, per 11 chilometri, fino ad arrivare a Maiolo. Il paese merita una visita per il panorama: dalla sommità infatti si domina tutta la vallata del Marecchia, dal fronte orientale si scorge anche la vicina San Leo con gli speroni di roccia che si stagliano dalla collina e la rocca fortificata. La cittadina ospita il Museo del Pane, un museo diffuso che conta più di cinquanta forni a legna utilizzati per la cottura del pane. Nella città non ci sono laboratori né industrie, il ciclo del pane è ancora protetto dalla dimensione casalinga e familiare. Ogni famiglia ha il suo forno ed i suoi segreti tramandati di generazione in generazione.
Da Pennabilli prendiamo la strada che sale verso Carpegna, si oltrepassa la cittadina e si scende poi fino ad arrivare a Pietrarubbia. L’antica Petra Rubea è oggi un piccolo borgo totalmente ristrutturato, collocato ai piedi dei ruderi del castello. In uno degli edifici ristrutturati, ha sede il TAM, Centro per il Trattamento dei Metalli: una scuola di alto artigianato per artisti e scultori. Diverse istallazioni e sculture, realizzate da studenti ed insegnanti, sono disseminate tra le case in pietra. Un contrasto piacevole tra le forme moderne e taglienti delle opere in metallo ed il contesto medievale contraddistingue il piccolo caseggiato.

I campeggi

Sono una ventina i campeggi dislocati tra i Lidi di Comacchio e Riccione, con maggiore concentrazione nella zona di Cesenatico e Savignano, Milano Marittima, Riccione.
Tra i più esclusivi segnaliamo lo Spina camping Village a Lido di Spina (www.spinacampingvillage.com)
A Rimini celebre è il Camping Italia International (www.campingitaliarimini.it) A Misano il Camping Village Misano (www.campingmisano.com)
A Milano marittima il Campeggio Romagna (www.campeggioromagna.com)

Vista della fortezza di San Leo e il villaggio, un fortificato, ritiro palazzo di Federico da Montefeltro
Vista della fortezza di San Leo e il villaggio, un fortificato, ritiro palazzo di Federico da Montefeltro

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